Follini, il discorso delle dimissioni (da mdpt il 17/10/2005 08:58:14)
Cari amici, credo che questa direzione debba essere 
il luogo di un dibattito vero e non di un minuetto 
finto. Cercherò di contribuirvi come so e come 
posso. Un dibattito vero, perfino aspro, fa parte 
del legame tra di noi. Un partito è una associazione 
di uomini liberi ma anche una comunità umana e 
politica. E dentro questa comunità si formano legami 
che non si possono spezzare, anche quando magari si 
hanno idee diverse. Tale è il legame che ho verso 
molti di voi e tale è da parte mia da più di 
trent'anni il legame con Pier Ferdinando Casini.
Premetto che NON MI PIACE FOLLINI nè la SUA ideologia, devo però ammettere che il suo gesto è stato veramente coraggioso. Abbandona la barca che affonda.
La Camera ha approvato l'altro ieri in prima lettura 
una nuova legge elettorale. La mia opinione, come è 
noto, è che servisse un'altra legge in un altro 
modo. Ritenevo che si dovesse fare di più per 
coinvolgere l'opposizione in questo tentativo. E 
quanto più l'opposizione ha cercato di sottrarsi 
tanto più sono convinto che fosse giusto e perfino 
utile non consentire loro di chiamarsi fuori e di 
menare scandalo. Ritenevo che la possibilità per gli 
elettori di scegliere i candidati e di non subire 
troppo perentorie indicazioni dei partiti facesse 
parte di quel diritto in più e di quel potere in più 
che noi per primi avevamo evocato. In una parola, 
immaginavo una legge in cui la furbizia e la virtù 
si tenessero in equilibrio, e non una situazione in 
cui l'una schiacciasse l'altra.
La legge elettorale approvata E' VERGOGNOSAMENTE truffaldina e delegittimata dalla scelta degli ITALIANI ! Coinvolgere l'opposizione ? L'OPPOSIZIONE NON VOLEVA QUESTA LEGGE ! Piu' coinvolto di così !
Aggiungo che noi ci troveremo, di qui a poco, a fare 
i conti con la contraddittorietà di due leggi 
fondamentali. Una legge elettorale che fa del 
premier la conseguenza dei partiti e l'istituzione 
di un premierato che ne vorrebbe fare il perno del 
sistema politico. Ho preso atto, con tutti voi, che 
l'unico risultato possibile oggi era questo. E da 
segretario ho cercato di non ostacolare questo 
risultato. Questo era il mandato, questo è il 
risultato. Naturalmente per chi crede ad una legge 
elettorale proporzionale vera questo è appena un 
punto di partenza.
Lo dimostra il fatto che nel centrodestra Berlusconi sarà il LEADER MAXIMO ed INDISCUSSO ! Forse percè ha messo i Suoi (nostri) soldi in gioco ?
Ma allora qual è il punto di arrivo della nostra 
iniziativa, e più ancora della nostra identità? Dove 
ci conduce la nostra anima politica? Noi, in questi 
anni, siamo stati in campo - credo- con qualche 
buona ragione. Avevamo alle spalle la tradizione 
democristiana, con i suoi insegnamenti: quelli più 
edulcorati del partito-mamma e quelli più aspri 
della grande forza che ha tenuto la guida del paese 
negli anni duri e che ha saputo svolgere un suo 
progetto di modernizzazione dell'Italia di allora. 
Avevamo, abbiamo davanti a noi l'esigenza di 
ridisegnare un'altra Italia, più europea, più 
competitiva, più capace di misurarsi con la 
globalizzazione.
AHAHAHAH !!! La DC come partito-mamma ! Vero, l'ITALIANO MEDIO E' UN IMBECILLE e lo dimostrano i 50 anni di DC.
I prossimi anni costringeranno la politica a 
scendere dal pulpito delle promesse a buon mercato e 
magari delle promesse fallaci, a dismettere l'abito 
dell'imbonimento e a farsi carico di un passaggio 
difficile nella vita europea e italiana. Dal welfare 
alle pensioni, dalla salute alla scuola, 
dall'industria alla ricerca ci sarà da mettere mano 
a progetti corposi e controversi di riforma degli 
assetti fondamentali della nostra vita civile e 
sociale. Dovremo mandare in archivio la vecchia 
filosofia degli interventi "a pioggia" che non 
garantiscono né la tutela dei più deboli, di chi ha 
bisogno, né la capacità competitiva dei più forti, 
di chi ha merito.
In una parola: LECCACULISMO !
Per questo è così importante che, mentre come 
sistema-paese ci si inoltra col machete nella 
giungla dell'economia globalizzata e ci si attrezza 
per affrontare la concorrenza della Cina e 
dell'India, dentro di noi, dentro la nostra comunità 
organizziamo gli equilibri del potere, della 
politica, della società in modo da rafforzare le 
reti di coesione e di solidarietà, in modo da 
ripristinare una democrazia orizzontale, 
partecipativa, inclusiva, fondata sui corpi 
intermedi e sulla rappresentanza, e anche in modo da 
coltivare di più e meglio gli interessi generali. 
Qui sta la mediazione, qui sta il centro. In un'idea 
di noi stessi capace di collocare gli interessi 
particolari nell'angolo che è loro proprio. Se non 
si capisce questo, non si capisce noi. E questo 
ossessivo, martellante richiamo alla misura, alla 
moderazione, all'equilibrio non è una tardiva 
iscrizione a un corso di buone maniere. E' la 
consapevolezza che senza di questo, e rincorrendo 
faziosità e particolarismi, non aiuteremo il paese a 
salire i tornanti ripidi che ci aspettano.
L'Italia non potrà mai concorrere con l'est. Impossibile. Troppo alto il costo del lavoro e della vita. Troppo alte le tasse. Ed allora ? AUMENTIAMOLE ED IPOTECHIAMO !!!!
Il presidente del Consiglio ha spiegato agli 
italiani l'altra sera alla tv che io avrei una sola 
passione, la politica. Personalmente, ho qualche 
passione in più. Ma politicamente gli do ragione. La 
politica è passione fredda, lucida e composta. Ma è 
passione, non è interesse.
Lo spero per te ;-)
A Silvio Berlusconi voglio dare atto di avere 
condotto le cose mettendoci convinzione, carattere e 
un suo disegno. Ha dimostrato doti politiche di cui 
gli va reso merito. E chi come me, come noi si è 
battuto per una diversa evoluzione della nostra 
alleanza deve riconoscere a Berlusconi la capacità 
di aver tenuto largamente la coalizione sulla sua 
posizione e intorno a sé. Tutto questo però ci pone 
un problema, non ce lo risolve. Almeno a noi.
Berlusconi mi ha sempre ricordato un pò Mussolini. Con tempi e modi diversi, ovvio, ma anche lui ha INCULATO l'Italiani nel momento del bisogno, ha TAPPATO LA BOCCA ai media perchè non si sapessero le cose scomode, HA USATO LA SUA IMMAGINE come mezzo di propaganda, SI E' PURE ALLEATO CON BUSH per la guerra in Iraq....che volete di più ? Ci dobbiamo aspettare di verderlo penzolare in Piazza Loreto ? No...l'Italiano non ha più carattere...solo Isola dei Mafiosi (Ops ! Famosi !) e Serie A...
La disputa dentro la maggioranza è stata tutta qui. 
Abbiamo chiesto un altro centrodestra, non più 
piramidale, non troppo leaderistico - e non insisto 
su argomenti che tutti ben conosciamo- perché solo 
così potevamo rispondere alla domanda severa che a 
più riprese gli elettori ci hanno rivolto in questi 
anni. Vorrei evitare il sapore aspro di una disputa 
personale, quasi di una sfida. Tantomeno di 
un'ossessione, che davvero non ho. Non c'è nessun 
duello in corso con Silvio Berlusconi, tutt'altro. 
Il problema siamo noi. Se abbiamo un senso, se siamo 
capaci di fare una differenza, se gli italiani che 
ci hanno affidato il loro voto si trovano in buone 
mani. Oppure se i nostri propositi politici sono di 
pastafrolla.
Pastafrolla. L'hai detto tu.
Mai come oggi il paese è di centro. Politicamente, 
culturalmente, perfino moralmente. E mai come oggi 
la sinistra rischia di trovarsi avvantaggiata dai 
nostri errori. Nel 2001 siamo stati plebiscitari. 
Oggi il plebiscito minaccia di essere contro di noi. 
Ha un senso tutto questo? Quale pigrizia, quale 
paura, quale debolezza ci induce oggi a giocare 
improvvisamente al ribasso di noi stessi? Abbiamo 
spiegato agli italiani - e non ero il solo, mi pare- 
che occorreva "discontinuità". Non si è ancora 
spenta l'eco di alcuni ragionamenti all'insegna del 
motto: "o si cambia o si muore". E adesso sento dire 
che se non si cambia troppo si sopravvive più 
agevolmente. E' una svolta che non mi convince, e 
che non mi appartiene.
Centro= Ne' carne nè pesce. La scelta dell'indeciso. che vuol dire "centro" ? Che significa essere di "centro" ? Oggi un piede a destra o domani uno a sinistra ? Che ideologia rappresenta un "centro" ?
Se si ritiene che occorra un altro centrodestra come 
condizione per essere noi stessi prima ancora che 
come condizione per vincere, l'argomento va svolto e 
il punto va tenuto fino in fondo, ad ogni costo, 
soffrendo e rischiando. Se invece si ritiene che 
l'argomento sia troppo "pericoloso", troppo estremo 
ed arrischiato, è meglio non evocarlo affatto. Non 
è, non può essere un tema stagionale.
Bipolarismo. E basta con le prese di culo.
Come tutti voi e anche di più, devo molto al 
partito. E sento di dovere anche una chiarezza un 
po' brutale su un passaggio che è e sarà difficile. 
Legge elettorale a maggioranza, striscioni contro 
striscioni. Legge costituzionale a maggioranza, 
referendum contro parlamento. Leggi sulla giustizia 
particolari e parcelizzate, una è già dietro 
l'angolo. Non fosse stato per il mio cattivo 
carattere il nostro segretario amministrativo si 
troverebbe oggi a pagare a Mediaset il costo dei 
nostri spot elettorali. E' evidente che lungo questo 
percorso può andarsene in fumo una parte importante 
di noi.
..mi fà piangere...lacrime di coccodrillo !
Lungo questo percorso esiste, oggettivamente, un 
appannamento del nostro partito rispetto alle sue 
stesse aspettative. Rischiamo di essere magari 
troppo combattivi a parole ma troppo, troppo 
remissivi nei fatti. A questa contraddizione 
concorrono molti fattori. E' certo che vi concorro 
io, con tutti i miei limiti e difetti, non solo di 
carattere. Vi concorre anche, io credo, una 
delegazione ministeriale che in nome dell'unità del 
partito non ho mai messo in forse e che però a mio 
giudizio ha amministrato le sue possibilità di 
influenza in modo opaco e in qualche tratto non dirò 
ossequioso, ma almeno ripiegato. E vi concorre 
infine la scelta di considerare questa legge 
elettorale, così com'è, come la madre di tutte le 
battaglie e come la fonte di tutte le libertà.
...
Si è detto che in questi giorni sarebbe stato 
celebrato un congresso surrettizio, che ha finito 
per modificare il nostro profilo politico. Il 
risultato è un partito che archivia l'argomento 
della leadership, derubricandolo da leale sfida 
politica a improbabile combinazione dinastica. Un 
partito che evoca le primarie e le lascia 
dileggiare. Un partito che ottiene una legge 
elettorale in cambio di un allineamento politico a 
cui si era sempre cercato di sottrarre. E che 
finisce per rinunciare lungo questa strada, passo 
dopo passo, magari senza rendersene conto, alla sua 
capacità di modificare in profondità i caratteri 
della proposta che la casa della libertà rivolge 
agli elettori italiani del 2006.
...
Non credo fosse questo quello che ci hanno chiesto i 
nostri elettori. E non credo fosse questo il mandato 
che ci hanno affidato i delegati al nostro ultimo 
congresso. Per parte mia mi sono trovato alla guida 
del partito tre anni fa. Eravamo una forza 
satellite, il 3,2 per cento costruito dentro la 
nicchia della campagna per Berlusconi presidente. Mi 
sono battuto perché ci misurassimo sulla nostra 
forza e sul nostro consenso e per due volte, alle 
europee e poi alle regionali, gli elettori ci hanno 
riconosciuto una percentuale quasi doppia. Dobbiamo 
tutti gratitudine a quanti ci hanno dato la loro 
fiducia. Non sono così arrogante da pensare che sia 
un mio merito. Ma sono abbastanza navigato da sapere 
che una percentuale meno positiva sarebbe stata di 
sicuro un mio demerito. Ringrazio per questo tutte 
le persone che hanno collaborato con me. Li vorrei e 
li dovrei citare uno per uno. Li riassumo tutti in 
quella straordinaria figura umana e politica che è 
Lorenzo Cesa. Comunque credo di rappresentare oggi a 
tutti i dirigenti del partito un risultato 
significativo, di cui sono personalmente orgoglioso.
...
Dietro quel risultato però c'è una politica. Ed è 
quella politica che oggi vedo messa in forse da una 
attitudine che conduce verso esiti modesti per il 
timore di fronteggiare esiti più impegnativi. Si 
apre una stagione nuova e non esistono uomini per 
tutte le stagioni.
Questa, almeno, è la mia opinione, e questa opinione ha una conseguenza inevitabile: le mie dimissioni da 
segretario del partito. Chiedo al presidente di 
convocare il consiglio nazionale come è doveroso per 
tutti gli adempimenti in materia. Resto ovviamente a 
pieno titolo un dirigente e prima ancora un 
militante di questo nostro partito a cui auguro di 
saper coltivare le proprie ragioni vicino al cuore 
politico di tanti elettori che ci hanno chiesto di 
esserci per cambiare e non di esserci per lasciare 
le cose come erano. 
Basta.





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